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Ricerca europea ed esperanto per non morire, colonizzati.

La ricerca italiana per non essere lasciata ad iniziative che hanno unicamente il ruolo di allungarne i tempi di agonia, deve essere inserita nella prospettiva dell'unione federale europea, della sua indipendenza politica, economica, sociale, militare - il Pentagono arriva a finanziare il 90% della ricerca statunitense. Finora si è accuratamente evitato di operare per tale indipendenza che ha come fulcro l'indipendenza dalla lingua inglese così come l'Euro ha rappresentato quella dall'assoggettamento al dollaro, la lingua federale, l'esperanto, è la conditio sine qua non la ricerca italiana ed europea è destinata ad una lunga ma irreversibile agonia o, peggio, a non essere più italiana se non geograficamente.

Invece il Miur negli ultimi decenni ha lavorato per l'occupazione anglofona del paese e dell'Europa, non per la loro vita ed indipendenza. Nemmeno nella Francia durante l'occupazione nazista si era vista un'università, persino statale come il PoliMi, che operasse per il genocidio linguistico del proprio popolo e a favore dell'occupazione linguistica di altri popoli. Dal 1993 il Miur ha in mano un proprio studio di 44 pp, pubblicato nel proprio Bollettino come circolare 126 nel 1995, che segnala l'opportunità di promuovere ed utilizzare l'esperanto come strumento di pari opportunità, di sviluppo della ricerca non ancorata ad interessi specifici di paesi stranieri, come strumento glottodidattico e propedeutico per il miglior apprendimento di più lingue straniere. E' ora di mettere in campo questa rivoluzione culturale democratica per conseguire una ricerca europea che si erga a scudo della varietà linguistica del continente e, nel contempo, abbia la sua unità attraverso la lingua federale, l'esperanto. E' questa l'innovazione delle innovazioni che ci fa camminare verso il benessere come mezzo miliardo di eurocittadini.

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Idea No. 136