Incentivi per trasparenza del reclutamento dei ricercatori

Valutazione, premi e decurtazioni per professori

Una delle piaghe che affligge il nostro sistema universitario è la sterilità di ricerca, didattica e partecipazione a bandi europei di molti professori non appena raggiunta la propria posizione agiata ed intoccabile. È ormai intollerabile che ci siano professori che da anni non abbiano pubblicazioni internazionali e che affidino agli assistenti le lezioni delle cattedre di cui sono titolari. Non solo: essi abusano della loro posizione di rilievo all'interno dell'università per assumere incarichi totalmente estranei all'ambito accademico. Ciò si ripercuote sui giovani ricercatori che spesso non hanno una vera e propria formazione alla ricerca e che si trovano soli a confrontarsi con grandi gruppi di ricerca stranieri in un mondo in vorticosa evoluzione.

Ecco le mie tre proposte:

1- valutazione dell'attività dei professori. E' facilissimo: basta stabilire dei criteri su numero di pubblicazioni, e relative citazioni, e utilizzare i questionari sulla didattica che già vengono raccolti dagli atenei;

2- stabilire premi o decurtazioni (finanche alla perdita della posizione) in base alla valutazione dell'attività di ciascun professore;

3- impedire che i professori possano fare attività esterne all'ambito universitario. Questo dovrebbe valere sia per attività professionali che per partecipazioni a società.

Sono fortemente convinto che queste tre iniziative provocherebbero una rivoluzione del nostro sistema universitario, aiuterebbero la carriera dei giovani ricercatori e accrescerebbero la competitività italiana sul piano internazionale.

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